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LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA NEI FABBRICATI”

Approfondimenti normativi, ambito e modalità di applicazione

Il decr. Legislativo 192/2005 ha recepito una Direttiva Europea del 2002 (n. 2002/91/CE) che nell’art. 7 prescrive: “Gli stati membri provvedono a che , in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio, l’attestato di certificazione energetica sia messo dal proprietario a disposizione del futuro acquirente o locatario”

Il nostro Governo con D.L. 112/08 convertito nella L.133 del 6 agosto 08 cancella l’obbligo di allegare la certificazione energetica agli atti di compravendita o di locazione.

Si viene a creare un vuoto normativo soprattutto in quelle regioni, come l’Emilia Romagna, che si sono dotate di uno strumento legislativo che prevede la certificazione energetica.

Il Consiglio nazionale del Notariato, stante l’incertezza normativa per il contrasto tra norme nazionali e norme regionali invita i Notai ad un atteggiamento prudente che prevede comunque l’esibizione all’acquirente o al locatario dell’attestato di certificazione energetica pur non dovendo allegare tale attestato all’atto.

Ma che cosa è la certificazione energetica?

E’ un ulteriore pezzo di carta da compilare senza dare un peso e una importanza a quello che c’è scritto o invece è un documento che fa capire all’utente finale quali saranno i consumi energetici della casa, stante il continuo aumento dei costi energetici e la rilevante incidenza che questi hanno nel costo di gestione della casa?

Certamente è l’inizio di una nuova era per le costruzioni, ferme all’età della pietra, che contribuiscono all’inquinamento complessivo per il 40% circa del totale.

La certificazione energetica degli edifici è un segno di una nuova civiltà che avanza.

Dare agli utenti, proprietari, affittuari, inquilini una maggiore consapevolezza sui consumi, sugli sprechi, sulle possibilità nel tempo di pagare di meno sia in termini monetari che in termini di inquinamento dell’aria deve diventare un dovere di tutti noi operatori del settore che siamo a diretto contatto con le famiglie, nel momento in cui affrontano un impegno enorme, quello dell’acquisto della propria casa, investendo un capitale che magari pagheranno in 20 o 30 anni!

Andiamo verso la cultura della responsabilità e della consapevolezza dei problemi personali e sociali perché l’inquinamento provocato dalle nostre attuali abitazioni ricade direttamente sulla nostra salute e su quella dei nostri figli.

E’ una questione culturale profonda. La persona che acquista una macchina è abituata ad informarsi dal venditore dei consumi della macchina. Altrettanto non si può dire per chi acquista o prende in locazione un alloggio. Investe un capitale 10-15-20 volte superiore a quello che serve per acquistare una macchina ma si ferma a considerare spesso le finiture interne, i pavimenti, a volte l’aspetto esterno (ma molti continuano ad avere gusti barbari, se guardiamo allo squallore delle nostre casette a schiera!!)

La certificazione energetica non è da confondere con la diagnosi energetica.

La certificazione energetica fotografa una realtà al momento dello studio. Il foglio che vedrete proiettato nelle slides si compone di due pagine. La prima, caratterizzata da strisce di colori fa vedere in maniera evidente la classe di appartenenza del fabbricato, i comsumi in termini di Kwh/mq anno, i kg di CO2 immessi in atmosfera.

In seconda pagina i primi suggerimenti per rendere più efficiente l’involucro e gli impianti.

La diagnosi energetica ci fa capire come intervenire sull’immobile per ottimizzare gli interventi, sapendo in quanto tempo posso ammortizzare il capitale investito.

E’ importante considerare i costi nella vita utile dell’impianto. (ad es. se prendo una caldaia a condensazione devo sapere che inizialmente spendo il doppio di una caldaia normale ma dopo i primi tre anni ho ammortizzato il maggior costo e nei successivi 12 anni ho dei vantaggi nei consumi!)

La stessa cosa sarà per le case.

In Alto Adige si sono accorti che gli edifici certificati in classe A o B hanno acquistato valore nel mercato mentre gli edifici non classificati hanno perso valore.

La valutazione della efficienza energetica fatta con una buona diagnosi porterà ad aumentare il valore degli edifici.

E quando voi delle Agenzie dovrete decantare i pregi di una casa, dovrete vederla con ottica diversa, scoprendo che, magari:

  • Un terrazzo che forse prima consideravate troppo grande, oggi potrebbe essere una buona base per l’istallazione di pannelli solare-termici o fotovoltaici;

  • Una facciata senza troppi decori che oggi considerate magari anonima sarà invece vendibile come facciata adatta a realizzare un cappotto o addirittura, se orientata a sud, al montaggio di pannelli fotovoltaici integrati all’architettura.

  • Una brutta ringhiera orientata a sud potrà essere sostituita con tubi sottovuoto per la produzione con energia solare di acqua calda sanitaria

  • Un tetto che sta lì a non far niente può diventare anche lui un buon supporto di pannelli, se ben orientato etc.


Dunque il messaggio finale può essere questo:

La certificazione e la diagnosi energetica non devono essere visti come un peso ma come una occasione di crescita della nostra responsabilizzazione nei confronti dei problemi ambientali.

Esistono tecnici accreditati in Regione per fare questo lavoro, il geom Paci che parlerà dopo di me e io stesso siamo tra quelli.

Bisogna lavorare insieme (tecnici, notai, agenzie immobiliari, imprese), ognuno nel suo ruolo e con le sue competenze per cogliere le nuove potenzialità che questo mondo, che a prima vista sembra sempre più complicato, in realtà ci offre.

Parliamo ora brevemente delle nuove costruzioni:

Le nuove costruzioni, almeno quelle, potrebbero essere molto più performanti dal punto di vista energetico, rispetto a quelle che siamo abituati a considerare e a vedere davanti ai nostri occhi.

Ci basta che ci sia un po’ di mattone a vista e che ci sia la nostra caldaietta indipendente e siamo tutti contenti anche se la casa magari è orientata male o se le stanze e le finestre sono piccole.

Viaggiamo un po’ di più nel Nord Europa, ma senza andare troppo in la facciamoci un giro in Alto Adige con qualche libro dell’Agenzia Casa Clima, per esempio, e cominciamo a guardare questi edifici che miracolosamente consumano la metà o un quarto dei nostri!

Per darvi un ordine di grandezza la maggior parte del patrimonio esistente consuma più di 160 Kwh/mq all’anno, che corrisponde grosso modo a 17,20 mc di metano per mq all’anno e che produce circa 33Kg di CO2/mq all’anno e viene classificato in classe F.

Le case richieste dalla normativa nazionale vigente dovrebbero essere almeno in classe C, dovrebbero cioè consumare meno di 70KWh/mq anno, che corrisponde a 7,52 mc di metano al mq all’anno e che producono circa 14,4 kg di CO2 al mq all’anno.

Le case virtuose sono quelle in classe B (che consumano meno di 50KWh/mq all’anno, che corrisponde a 5,37 mc di metano o 5 litri di gasolio al mq all’anno e producono 10,31 mc di CO2 al mq all’anno) e meglio di tutte le case in classe A (che consumano meno di 30KWh/mq all’anno, che corrisponde a 3,22 mc di metano o 3 litri di gasolio al mq all’anno e producono 6,18 mc di CO2 al mq all’anno)

Se poi queste case sono fatte utilizzando i materiali della bioarchitettura (cioè per semplificare quelli che hanno una origine non fossile, cioè non derivata dal petrolio) l’Agenzia Casa Clima aggiunge un + cioè case in classe A+ o B+.

Esistono le case in classe ORO che hanno un fabbisogno termico inferiore a 10 KWh/mq anno dette case a 1litro (di gasolio al mq all’anno) e le case passive.

Come si fanno queste case? Proviamo a dare qualche buona regola che per brevità sarà “tagliata con l’accetta” per la progettazione architettonica; un piccolo decalogo per progettisti:

  1. l’orientamento: la casa deve essere prevalentemente orientata verso sud (con opportune schermature per il caldo estivo); bisogna assolutamente ridurre le finestre verso Nord.

  2. La casa deve essere compatta. Il rapporto Sl/V cioè superficie laterale disperdente diviso Volume deve essere il più basso possibile. Evitare cioè forme ad L a Z a T e privilegiare le forme quadrate. Evitare le case troppo basse (case a schiera) e privilegiare le case a blocco etc.

  3. Mettere tanto isolamento all’esterno! Non i soliti 4cm di polistirene ma 10-15 cm di materiali coibenti all’esterno.

  4. Eliminare i ponti termici, non solo quelli di travi e pilastri ma quelli dei balconi. Le solette dei balconi che sporgono dall’involucro edilizio sono difficilmente coibentabili. Meglio è predisporre una struttura indipendente e leggera per realizzare i balconi o le logge del tutto esterne all’edificio.

  5. Porre particolare cura alla scelta delle finestre che siano con un buon valore di U complessivo (Uw) , che abbiano consistenti camere d’aria riempite magari con gas Argon, che abbiano i vetri basso emissivi. Che le finestre siano montate bene, che non ci siano “spifferi”

  6. Eliminare le tapparelle con cassonetto interno. Preferire un cassonetto esterno completamente coibentato.

  7. Non mettere i termosifoni in nicchia. La nicchia riduce lo spessore della muratura e rischiamo di trasmettere molto calore all’esterno.

  8. Se non ci piacciono i termosifoni in vista facciamo riscaldamento a pavimento o a soffitto. Ci sono tecnologie oggi che permettono di mandare acqua a bassa

temperatura nei pannelli radianti sotto il pavimento e non si devono temere i problemi di circolazione sanguigna che si avevano con temperature dell’acqua a 70°.

  1. Per fare il riscaldamento sotto il pavimento è necessario avere una caldaia a condensazione che ha un rendimento molto superiore a quelle a cui siamo abituati.

  2. Progettiamo infine la casa in modo da poter integrare nell’architettura pannelli per l’acqua calda sanitaria o pannelli fotovoltaici. La normativa nazionale prescrive che nelle case nuove ci sia almeno 1Kwp per ogni appartamento prodotto da fonti rinnovabili. Cercheremo di avere quindi una falda del tetto verso il sud pieno, se il tetto è a falde, oppure metteremo in bella vista verso sud i nostri pannelli sulla facciata che ci faranno anche la necessaria ombra durante la stagione estiva.

E in tutto questo che cosa deve fare il certificatore?

Il certificatore deve controllare innanzitutto il progetto per mettere in guardia il committente ed il costruttori di eventuali carenze progettuali.

Deve fare qualche visita in cantiere nei momenti opportuni per verificare che quanto previsto sulla carta a livello di coibentazioni sia effettivamente realizzato.

Deve infine controllare (e ci sono le tecnologie per farlo tipo il Blower door test, le termofotografie etc) per individuare eventuali “buchi” nella struttura (ad.es. finestre montate male, nastrature non eseguite, impianti passanti non ben sigillati etc).

 

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